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2010

Io guardo la mia vita di prima e a quella di adesso

con un testo di Manuela Rinaldi

Circolo Interno 2, Saluzzo CN

 ‹‹‘Rammenta’ gli aveva chiesto ‘che cosa pensa Kierkegaard delle vertigini?[... ]'Che le si avverte quando si osservano due oggetti insieme. Io guardo alla mia vita di prima e a quella di adesso. A chi ero e a chi sono›› Piero Meldini - l’avvocata delle vertigini - Adelphi, 1999 L’attività artistica di Alessia Clema rivela un’ artista poliedrica ed energica, capace di percorrere trasversalmente la pittura, la scultura, il disegno e l’interior design. Il suo è uno spirito dialettico impegnato a coniugare in modo critico la modernità con la tradizione, lo sperimentalismo con la tecnica e l’abilità artistica. L’Arte di Alessia non è solo immediatezza, ma è sforzo mentale e coinvolgimento emotivo in grado di comunicare empaticamente a ciascuno la propria emozione. L’allestimento si compone di una trentina di sculture-volti in resina epossidica bicomponente. Il modellato proposto da Clema stabilisce una relazione tra l’immagine plastica e il vissuto di ciascun soggetto rappresentato. Ogni volto appartiene a un individuo preciso, che si riallaccia alla sfera autobiografica dell’artista. La resina nella sua definizione plastica avvolge e “imprigiona “ i ricordi, i modi d’essere individuali; ma allo stesso tempo fa rivivere l’essenza e il flusso vitale che il tempo inevitabilmente tende a cancellare. Dunque una scultura in movimento, che avvolge lo spettatore al fine di metterlo di fronte alla propria e all’altrui interiorità in una zona che sta tra il pensiero che l’ha concepita e la fisicità che l’ha resa percepibile. I volti-maschere di Alessia non presentano il pessimismo pirandelliano della vita racchiusa in una forma immobile che genera la disgregazione dell’io; al contrario l’artista saluzzese, propone un tentativo unificante dell’ “io”, che da una condizione incompiuta e provvisoria che non riesce a identificarsi in una identità, si costruisce un’immagine di sé. Gli effetti prodotti da questi volti sono di malinconia, di gioia, a volte di ironia, poiché l’artista è riuscita con estrema precisione a penetrare nella sfera soggettiva, riproducendo spaccati di vita, consapevole dell’ineluttabilità del tempo che scorre, ma con un incessante e sereno dialogo a tre: con se stessa, con lo spettatore e ogni individuo con se stesso. Le sculture di Alessia sono semplicemente da guardare per andare oltre l’immagine palese, sono da scoprire , da leggere, sono mappe dove ritrovarsi ancora capaci d’immaginare. Una scultura in movimento Manuela RINALDI
ALESSIA CLEMA

Via Bodoni, 36 Saluzzo CN Italia

+39 338-2465341

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 ‹‹‘Rammenta’ gli aveva chiesto ‘che cosa pensa Kierkegaard delle vertigini?[... ]'Che le si avverte quando si osservano due oggetti insieme. Io guardo alla mia vita di prima e a quella di adesso. A chi ero e a chi sono›› Piero Meldini - l’avvocata delle vertigini - Adelphi, 1999 L’attività artistica di Alessia Clema rivela un’ artista poliedrica ed energica, capace di percorrere trasversalmente la pittura, la scultura, il disegno e l’interior design. Il suo è uno spirito dialettico impegnato a coniugare in modo critico la modernità con la tradizione, lo sperimentalismo con la tecnica e l’abilità artistica. L’Arte di Alessia non è solo immediatezza, ma è sforzo mentale e coinvolgimento emotivo in grado di comunicare empaticamente a ciascuno la propria emozione. L’allestimento si compone di una trentina di sculture-volti in resina epossidica bicomponente. Il modellato proposto da Clema stabilisce una relazione tra l’immagine plastica e il vissuto di ciascun soggetto rappresentato. Ogni volto appartiene a un individuo preciso, che si riallaccia alla sfera autobiografica dell’artista. La resina nella sua definizione plastica avvolge e “imprigiona “ i ricordi, i modi d’essere individuali; ma allo stesso tempo fa rivivere l’essenza e il flusso vitale che il tempo inevitabilmente tende a cancellare. Dunque una scultura in movimento, che avvolge lo spettatore al fine di metterlo di fronte alla propria e all’altrui interiorità in una zona che sta tra il pensiero che l’ha concepita e la fisicità che l’ha resa percepibile. I volti-maschere di Alessia non presentano il pessimismo pirandelliano della vita racchiusa in una forma immobile che genera la disgregazione dell’io; al contrario l’artista saluzzese, propone un tentativo unificante dell’ “io”, che da una condizione incompiuta e provvisoria che non riesce a identificarsi in una identità, si costruisce un’immagine di sé. Gli effetti prodotti da questi volti sono di malinconia, di gioia, a volte di ironia, poiché l’artista è riuscita con estrema precisione a penetrare nella sfera soggettiva, riproducendo spaccati di vita, consapevole dell’ineluttabilità del tempo che scorre, ma con un incessante e sereno dialogo a tre: con se stessa, con lo spettatore e ogni individuo con se stesso. Le sculture di Alessia sono semplicemente da guardare per andare oltre l’immagine palese, sono da scoprire , da leggere, sono mappe dove ritrovarsi ancora capaci d’immaginare. Una scultura in movimento Manuela RINALDI
ALESSIA CLEMA
 ‹‹‘Rammenta’ gli aveva chiesto ‘che cosa pensa Kierkegaard delle vertigini?[... ]'Che le si avverte quando si osservano due oggetti insieme. Io guardo alla mia vita di prima e a quella di adesso. A chi ero e a chi sono›› Piero Meldini - l’avvocata delle vertigini - Adelphi, 1999 L’attività artistica di Alessia Clema rivela un’ artista poliedrica ed energica, capace di percorrere trasversalmente la pittura, la scultura, il disegno e l’interior design. Il suo è uno spirito dialettico impegnato a coniugare in modo critico la modernità con la tradizione, lo sperimentalismo con la tecnica e l’abilità artistica. L’Arte di Alessia non è solo immediatezza, ma è sforzo mentale e coinvolgimento emotivo in grado di comunicare empaticamente a ciascuno la propria emozione. L’allestimento si compone di una trentina di sculture-volti in resina epossidica bicomponente. Il modellato proposto da Clema stabilisce una relazione tra l’immagine plastica e il vissuto di ciascun soggetto rappresentato. Ogni volto appartiene a un individuo preciso, che si riallaccia alla sfera autobiografica dell’artista. La resina nella sua definizione plastica avvolge e “imprigiona “ i ricordi, i modi d’essere individuali; ma allo stesso tempo fa rivivere l’essenza e il flusso vitale che il tempo inevitabilmente tende a cancellare. Dunque una scultura in movimento, che avvolge lo spettatore al fine di metterlo di fronte alla propria e all’altrui interiorità in una zona che sta tra il pensiero che l’ha concepita e la fisicità che l’ha resa percepibile. I volti-maschere di Alessia non presentano il pessimismo pirandelliano della vita racchiusa in una forma immobile che genera la disgregazione dell’io; al contrario l’artista saluzzese, propone un tentativo unificante dell’ “io”, che da una condizione incompiuta e provvisoria che non riesce a identificarsi in una identità, si costruisce un’immagine di sé. Gli effetti prodotti da questi volti sono di malinconia, di gioia, a volte di ironia, poiché l’artista è riuscita con estrema precisione a penetrare nella sfera soggettiva, riproducendo spaccati di vita, consapevole dell’ineluttabilità del tempo che scorre, ma con un incessante e sereno dialogo a tre: con se stessa, con lo spettatore e ogni individuo con se stesso. Le sculture di Alessia sono semplicemente da guardare per andare oltre l’immagine palese, sono da scoprire , da leggere, sono mappe dove ritrovarsi ancora capaci d’immaginare. Una scultura in movimento Manuela RINALDI
ALESSIA CLEMA
 ‹‹‘Rammenta’ gli aveva chiesto ‘che cosa pensa Kierkegaard delle vertigini?[... ]'Che le si avverte quando si osservano due oggetti insieme. Io guardo alla mia vita di prima e a quella di adesso. A chi ero e a chi sono›› Piero Meldini - l’avvocata delle vertigini - Adelphi, 1999 L’attività artistica di Alessia Clema rivela un’ artista poliedrica ed energica, capace di percorrere trasversalmente la pittura, la scultura, il disegno e l’interior design. Il suo è uno spirito dialettico impegnato a coniugare in modo critico la modernità con la tradizione, lo sperimentalismo con la tecnica e l’abilità artistica. L’Arte di Alessia non è solo immediatezza, ma è sforzo mentale e coinvolgimento emotivo in grado di comunicare empaticamente a ciascuno la propria emozione. L’allestimento si compone di una trentina di sculture-volti in resina epossidica bicomponente. Il modellato proposto da Clema stabilisce una relazione tra l’immagine plastica e il vissuto di ciascun soggetto rappresentato. Ogni volto appartiene a un individuo preciso, che si riallaccia alla sfera autobiografica dell’artista. La resina nella sua definizione plastica avvolge e “imprigiona “ i ricordi, i modi d’essere individuali; ma allo stesso tempo fa rivivere l’essenza e il flusso vitale che il tempo inevitabilmente tende a cancellare. Dunque una scultura in movimento, che avvolge lo spettatore al fine di metterlo di fronte alla propria e all’altrui interiorità in una zona che sta tra il pensiero che l’ha concepita e la fisicità che l’ha resa percepibile. I volti-maschere di Alessia non presentano il pessimismo pirandelliano della vita racchiusa in una forma immobile che genera la disgregazione dell’io; al contrario l’artista saluzzese, propone un tentativo unificante dell’ “io”, che da una condizione incompiuta e provvisoria che non riesce a identificarsi in una identità, si costruisce un’immagine di sé. Gli effetti prodotti da questi volti sono di malinconia, di gioia, a volte di ironia, poiché l’artista è riuscita con estrema precisione a penetrare nella sfera soggettiva, riproducendo spaccati di vita, consapevole dell’ineluttabilità del tempo che scorre, ma con un incessante e sereno dialogo a tre: con se stessa, con lo spettatore e ogni individuo con se stesso. Le sculture di Alessia sono semplicemente da guardare per andare oltre l’immagine palese, sono da scoprire , da leggere, sono mappe dove ritrovarsi ancora capaci d’immaginare. Una scultura in movimento Manuela RINALDI
ALESSIA CLEMA
 ‹‹‘Rammenta’ gli aveva chiesto ‘che cosa pensa Kierkegaard delle vertigini?[... ]'Che le si avverte quando si osservano due oggetti insieme. Io guardo alla mia vita di prima e a quella di adesso. A chi ero e a chi sono›› Piero Meldini - l’avvocata delle vertigini - Adelphi, 1999 L’attività artistica di Alessia Clema rivela un’ artista poliedrica ed energica, capace di percorrere trasversalmente la pittura, la scultura, il disegno e l’interior design. Il suo è uno spirito dialettico impegnato a coniugare in modo critico la modernità con la tradizione, lo sperimentalismo con la tecnica e l’abilità artistica. L’Arte di Alessia non è solo immediatezza, ma è sforzo mentale e coinvolgimento emotivo in grado di comunicare empaticamente a ciascuno la propria emozione. L’allestimento si compone di una trentina di sculture-volti in resina epossidica bicomponente. Il modellato proposto da Clema stabilisce una relazione tra l’immagine plastica e il vissuto di ciascun soggetto rappresentato. Ogni volto appartiene a un individuo preciso, che si riallaccia alla sfera autobiografica dell’artista. La resina nella sua definizione plastica avvolge e “imprigiona “ i ricordi, i modi d’essere individuali; ma allo stesso tempo fa rivivere l’essenza e il flusso vitale che il tempo inevitabilmente tende a cancellare. Dunque una scultura in movimento, che avvolge lo spettatore al fine di metterlo di fronte alla propria e all’altrui interiorità in una zona che sta tra il pensiero che l’ha concepita e la fisicità che l’ha resa percepibile. I volti-maschere di Alessia non presentano il pessimismo pirandelliano della vita racchiusa in una forma immobile che genera la disgregazione dell’io; al contrario l’artista saluzzese, propone un tentativo unificante dell’ “io”, che da una condizione incompiuta e provvisoria che non riesce a identificarsi in una identità, si costruisce un’immagine di sé. Gli effetti prodotti da questi volti sono di malinconia, di gioia, a volte di ironia, poiché l’artista è riuscita con estrema precisione a penetrare nella sfera soggettiva, riproducendo spaccati di vita, consapevole dell’ineluttabilità del tempo che scorre, ma con un incessante e sereno dialogo a tre: con se stessa, con lo spettatore e ogni individuo con se stesso. Le sculture di Alessia sono semplicemente da guardare per andare oltre l’immagine palese, sono da scoprire , da leggere, sono mappe dove ritrovarsi ancora capaci d’immaginare. Una scultura in movimento Manuela RINALDI
 ‹‹‘Rammenta’ gli aveva chiesto ‘che cosa pensa Kierkegaard delle vertigini?[... ]'Che le si avverte quando si osservano due oggetti insieme. Io guardo alla mia vita di prima e a quella di adesso. A chi ero e a chi sono›› Piero Meldini - l’avvocata delle vertigini - Adelphi, 1999 L’attività artistica di Alessia Clema rivela un’ artista poliedrica ed energica, capace di percorrere trasversalmente la pittura, la scultura, il disegno e l’interior design. Il suo è uno spirito dialettico impegnato a coniugare in modo critico la modernità con la tradizione, lo sperimentalismo con la tecnica e l’abilità artistica. L’Arte di Alessia non è solo immediatezza, ma è sforzo mentale e coinvolgimento emotivo in grado di comunicare empaticamente a ciascuno la propria emozione. L’allestimento si compone di una trentina di sculture-volti in resina epossidica bicomponente. Il modellato proposto da Clema stabilisce una relazione tra l’immagine plastica e il vissuto di ciascun soggetto rappresentato. Ogni volto appartiene a un individuo preciso, che si riallaccia alla sfera autobiografica dell’artista. La resina nella sua definizione plastica avvolge e “imprigiona “ i ricordi, i modi d’essere individuali; ma allo stesso tempo fa rivivere l’essenza e il flusso vitale che il tempo inevitabilmente tende a cancellare. Dunque una scultura in movimento, che avvolge lo spettatore al fine di metterlo di fronte alla propria e all’altrui interiorità in una zona che sta tra il pensiero che l’ha concepita e la fisicità che l’ha resa percepibile. I volti-maschere di Alessia non presentano il pessimismo pirandelliano della vita racchiusa in una forma immobile che genera la disgregazione dell’io; al contrario l’artista saluzzese, propone un tentativo unificante dell’ “io”, che da una condizione incompiuta e provvisoria che non riesce a identificarsi in una identità, si costruisce un’immagine di sé. Gli effetti prodotti da questi volti sono di malinconia, di gioia, a volte di ironia, poiché l’artista è riuscita con estrema precisione a penetrare nella sfera soggettiva, riproducendo spaccati di vita, consapevole dell’ineluttabilità del tempo che scorre, ma con un incessante e sereno dialogo a tre: con se stessa, con lo spettatore e ogni individuo con se stesso. Le sculture di Alessia sono semplicemente da guardare per andare oltre l’immagine palese, sono da scoprire , da leggere, sono mappe dove ritrovarsi ancora capaci d’immaginare. Una scultura in movimento Manuela RINALDI
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